LA PREVENZIONE di Giulio Cesare Leghissa 

(iscritto all'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Milano numero 16713)

Se qualcuno dovesse farmi la domanda "Che cos'è l'odontoiatria?", credo di rispondere: "Prevenzione". In ogni momento la prevenzione deve essere al centro della nostra ricerca, del nostro impegno, del nostro sforzo. Va modificata una mentalità che vede il paziente venire in studio per farsi curare: è sbagliato. Ragionando così ci saranno sempre pazienti che vengono in studio per farsi curare senza che ci sia un miglioramento della qualità di vita della popolazione. L'obiettivo vero è creare un'alleanza tra cittadino e operatore sanitario: si chiama alleanza terapeutica.

L'alleanza terapeutica funziona con la 

responsabilizzazione e la compartecipazione del cittadino alla propria salute. Lo studio dentistico

è un'azienda che invece di vendere salsicce, orologi o sigarette, vende cure: questo è il suo limite. Il superamento di questo limite avviene nella misura in cui l'azienda è compartecipata dai pazienti. Ma la compartecipazione non a parole, ma con investimenti in termini di tempo. Per modificare l'approccio che il cittadino ha rispetto alla sua salute bisogna modificare le abitudini, i comportamenti e per fare questo serve tempo. Anche la comunicazione richiede tempo, richiede pazienza che costa tempo, richiede stimoli che costano tempo, richiede premi quando ci sono mutamenti e i premi richiedono tempo.

 

Innanzitutto bisogna lavarsi i denti come si deve. È dimostrato come gli italiani non dedichino più di 25/30 secondi allo spazzolamento dei denti. Ma cambiando il modo di lavarsi i denti cambia la qualità della vita. Perché è ormai dimostrato che le malattie delle gengive, del parodonto, influenzano praticamente tutta la nostra vita. L'incidenza di morte improvvisa da infarto cardiaco è molto più alta in pazienti che soffrono di paradontite rispetto a quelli sani. L'incidenza delle gestosi gravidiche delle donne in gravidanza è più alta nelle mamme con gengive "non sane". C'è un legame che si sta dimostrando ogni giorno più forte tra la salute della bocca e la salute generale dell'organismo. Ecco perché il nostro compito come dentisti è quello di fare prevenzione, lo ripeto, prevenzione. Non solo perché la gente arriva così a 80 anni con i propri denti, che già non è poco, ma anche perché conservando i propri denti si aiuta a conservare la salute generale dell'organismo.

 

Che cosa fa lo studio per la prevenzione? Lo studio non fa niente, lo studio è prevenzione. La prevenzione deve passare in ogni singolo gesto, progetto, realizzazione. Non puoi scindere la prevenzione dal modo in cui viene fatta anche un'operazione semplice come un'otturazione o un impianto. La prevenzione cammina sempre insieme a te, dove "te" non è il dentista, ma l’intera squadra dello studio: ogni persona che lavora nello studio deve avere in testa conficcato che il vero obiettivo verso cui muoversi è la prevenzione.

Dunque bisogna parlare con i pazienti continuamente. Per esempio: "Ma come? Fuma ancora?" "Non possiamo parlarne insieme?" "Non può cercare di smettere?" "Sa che le fa veramente male? Non soltanto ai polmoni e ai bronchi ma anche ai denti perché le gengive così soffrono”. "Lo sa che una sigaretta riduce l'apporto di sangue nel microciclo del 45%?". Questo è fare prevenzione. fare prevenzione significa che, ogni volta che entra in studio un paziente, le ragazze, le igieniste, gli odontoiatri, gli parlano e gli chiedono "Da quanto tempo non fa una pulizia professionale dei denti?"; "Si rende conto che l'alito non è buono? È un peccato".

Lo studio è tutto dedicato alla prevenzione: quando il paziente entra in studio la prima cosa che deve fare è l'igiene orale professionale. La seconda cosa è essere addestrato in modo corretto all'igiene domiciliare che non vuol dire dedicare due ore al giorno, che tanto non lo fa nessuno. È inutile andar avanti a insegnare a utilizzare il filo interdentale che si trasforma in una sorta di corda dell'impiccato per i denti del paziente e per le gengive. Dobbiamo insegnare i due strumenti più semplici che non si fa nessuna fatica a utilizzare: spazzolino elettrico e spazzolino interprossimale. E poi, ancora, si parla con il paziente: "È soddisfatto?"; "Ha visto come sono migliorate le sue gengive?". È quando il paziente vede il risultato comprende che la prevenzione è stata messa davvero in pratica, e lo vede a casa, e lo vede dalla videocamera. Come si fa nel 2016 ad avere studi dentistici senza videocamera? La videocamera non è un accessorio, è come la turbina: è la comunicazione che porterà il cittadino a cambiare abitudini e a prendere la prevenzione come suo alleato.

Lo ripeto: ci vuole tempo. Addestrare il personale e tenerlo aggiornato richiede tempo. Il tempo costa: chi paga tutto questo impegno? Ecco perché il dentista è costoso. Se il dentista vuole davvero assumere questo tipo d’impegno la mole di ore da dedicare all'aggiornamento professionale, alla formazione del personale, alla formazione continua, alla rivalutazione, al perfezionamento delle procedure è enorme: praticamente metà della vita professionale. Se io faccio 1.600 ore sul paziente ne faccio almeno altre 1.200 a ragionare, leggere, discutere, confrontarmi, scrivere

Studio Leghissa Briata Demarosi
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