LA PERSONA di Federica Demarosi

(iscritto all'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Piacenza numero 2106)

Da un punto di vista odontoiatrico il nostro ambulatorio ha un costo a tempo e quindi noi per ottimizzare al massimo il rendimento dobbiamo ottimizzare il tempo. Il tempo è importante anche per quello che concerne la seduta di igiene: c'è chi ti promette una seduta a 15 euro. Nel nostro prezzo, 150 euro, sono calcolati 75 minuti dedicati alla cura del paziente. È vero che per usare l'ablatore

ci vogliono 15 minuti, che sia sporco o pulito,

ma in questi 75 minuti ci sono 15/30 minuti che l'igienista passa insieme con il paziente a spiegare come fare prevenzione a casa, 15 minuti per pulire lo studio tra un paziente e

l'altro perché non si può fare "fuori uno dentro un altro" se si vogliono rispettare le regole.

 

Il nostro obiettivo è la cura della salute della persona: non è che il paziente arriva e dice di avere male al dente e il dentista si focalizza sul dente. Il nostro impegno è rivolto alla situazione complessiva della persona. È importante sforzarsi di capire chi si ha di fronte per affrontare nel modo migliore non solo l'intervento di cui necessita nel minor tempo possibile, ma gli eventuali malesseri complessivi che hanno natura altrove.

Ogni giorno i pazienti arrivano in studio con un carico di domande, tutte legittime, e vogliono avere delle risposte chiare, esaurienti: sul loro disturbo, sulla prognosi che li attende e sul miglior trattamento possibile per il loro caso specifico. Noi odontroiatri dobbiamo essere bravi a rispondere a queste domande nel miglior modo possibile  e nel minor tempo possibile. Nel miglior modo possibile significa chiarezza di comunicazione ma anche risposte aggiornate su tutto quello che si sa sull'argomento al giorno in cui viene posta la domanda. Da qui la necessità e l'importanza che gli odontoiatri siano sempre "sul pezzo". Bisogna rispondere a domande e richieste del paziente, che sono due cose un po' diverse, ma egualmente importanti. Bisogna dare un quadro completo di tutta la letteratura possibile sull'argomento aggiornata al momento in cui si parla. Bisogna essere consapevoli delle proprie capacità. Quando parlo delle capacità intendo dire che se il paziente, e capita sempre più spesso, arriva e si è informato a modo suo su internet e paventa interventi o soluzioni a me sconosciute non devo avere timore di ammettere che non ne ho sentito parlare e avere uno stimolo ulteriore a informarmi per spiegare appena possibile la bontà o meno di quello emerso dalla sua ricerca.

Un conto è fare quello che il paziente ti chiede ed è anche piuttosto banale: "Ho un dente scuro", tu ti limiti a farglielo chiaro e il discorso è presto chiuso. Altra cosa è fare l'intervento migliore in base alle esigenze individuali. Se quello stesso paziente ha il dente nero davanti, ma gli mancano otto molari dietro, io, a costo di perdere il paziente, gli suggerisco di investire la cifra in un intervento diverso da quello che aveva in mente perché la sua salute è più importante. A mio avviso è più importante la salute dell'estetica, pur riconoscendo anche all'estetica una sua importanza. Capisco che è un atteggiamento rischioso da un punto di vista puramente "economico" ma l’abbiamo scelto e lo portiamo avanti: è una forma di deontologia. In alcuni casi è molto difficile comunicare al paziente, senza risultare invadenti i prevaricatori, che quello che vuole nel modo in cui lo vuole può non essere necessario, utile, definitivo, se prima non si risolvono altre situazioni meno evidenti ma non meno importanti.

 

Rispetto ad altri, il nostro studio dà sempre la priorità al paziente: la deontologia professionale rimane un valore a prescindere. L'alleanza terapeutica dentista-paziente è necessaria innanzitutto nell'interesse del paziente: lo studio non deve essere un luogo saltuario di passaggio. Non si può pensare che basti dire al paziente di ricordarsi di fare una volta all'anno la pulizia dei denti. Noi ci prendiamo cura dei nostri pazienti anche in questo, avvisandoli con lo strumento che preferiscono telefono, sms, mail su quando scadono i tempi per la visita ecc. È un investimento sul paziente anche di tempo. Non vendiamo solo la prestazione, ma anche la presa in cura e la presa a cuore della persona. 

Sono in pochissimi i dentisti che applicano veramente la "paradontal medicine", cioè quell'approccio per cui la bocca è importante non solo in sé e per sé ma anche perché attraverso una corretta cura della bocca si possono eliminare o diminuire altri problemi, rischi, patologie lontane dalla bocca. E qui entra in gioco l'aspetto della formazione: noi spendiamo una quantità inimmaginabile per i nostri pazienti nella nostra formazione, sottraendo tempo, energie (e soldi) alla nostra vita privata: corsi di aggiornamento di sabato e domenica sono tanti, alcuni li seguiamo, altri li teniamo. Comunque sia anche questo è tempo dedicato ai pazienti. 

 

Molte ricerche e indagini dicono che il bagaglio di informazioni che si ha al momento della laurea nell'arco di 5 anni si dimezza. Dunque bisogna continuare ad aggiornarsi e l'ideale è seguire corsi mirati. Anche il Ministero dice che i dentisti devono aggiornarsi, in Italia però non si fa. L'abitudine è frequentare corsi che danno tanti crediti e richiedono poco tempo così da accumulare i punti necessari. Noi li seguiamo in abbondanza, e spesso siamo a nostra volta relatori: ma essere relatore significa inevitabilmente essere aggiornati. Il livello a cui ci aggiorniamo noi è Massimo. Poi trasmettiamo queste conoscenze sul paziente. Un esempio: si è cominciato a mettere impianti 30/40 anni fa con la convinzione, allora la certezza, che i pazienti non li avrebbero mai persi perché fino a dieci anni fa questo era quello che si sapeva a riguardo. Per 20 anni non ci sono stati problemi, poi da dieci a questa parte sono cominciati a uscire delle ricerche che segnalavano la periplantite, dunque gli impianti si possono perdere. È stata una rivelazione che ha un po’ sconvolto il nostro mondo e adesso si sa che oggi la metà degli impianti vengono persi. Dunque ai pazienti bisogna insegnare che se l'impianto lo tratti bene può durare anche a lungo, ma non è eterno e se non lo pulisci lo perdi esattamente come ti accade con i denti: un messaggio che dieci anni fa non si dava.

Questo per dire che nel nostro settore le cose succedono molto in fretta e dunque bisogna essere necessariamente aggiornati per non raccontare delle cose inesatte. Un altro esempio: l'osteonecrosi è una malattia che è stata "ufficializzata" nel 2003 una complicanza nei pazienti che assumono farmaci bifosfonati e successivamente ha riguardato anche altri farmaci: bene, in 4/5 anni sono usciti quasi 300 studi sulle conseguenze dell'assunzione di questi farmaci. Non conoscerli è un errore imperdonabile per chi fa il nostro mestiere.

Studio Leghissa Briata Demarosi
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